Sette e religioni in Italia

(aggiornato il 14.06.01)

Tratto da La Stampa - CULTURA di Venerdì 11 Maggio 2001

Da Basmagi al Vangelo Quadrangolare: l’Enciclopedia delle religioni in Italia censisce piccoli e grandi gruppi


E tu, di che setta sei?


Marco Tosatti

SE nell’Islam i nomi di Allah sono cento (anzi novantanove, perchè il centesimo è noto a Lui solo) nella penisola sono molto più numerosi i modi di chiamare Dio, e l’Enciclopedia delle Religioni in Italia li elenca tutti. Un gruppo di studiosi, guidati dal grande specialista in credenze, sette e religioni, ha preparato per i tipi della LDC un’opera imponente (quasi mille pagine) completa di nomi, indirizzi, numeri di telefono e e-mail. Oltre seicento le varie denominazioni (616, per la precisione) il che fa parlare di una vera invasione delle sigle, più che di un’invasione delle sette, dal momento che in tutto i «non cattolici» totalizzano, secondo i calcoli di Introvigne, Zoccatelli, Macrina e Roldàn, neanche il due per cento della popolazione: un milione circa. Quello che manca in quantità, non fa difetto in varietà e fantasia. Gabriele Basmahdj, italianizzato per semplicità in Basmagi, riunisce intorno alla sua Chiesa Cattolica dei Siri di Antiochia un buon numero di fedeli, attirati anche dalle sue opere miracolose: nel 1988 avrebbe sconfitto definitivamente Satana, nel 1989, con l’aiuto della Madonna, avrebbe legato Belzebù; nel 1991 avrebbe acceso il fuoco della Geenna, visibile d’altronde a chiunque nell’eruzione dell’Etna. «In quel momento Basmagi prende il posto di Gesù e dà inizio al giudizio attraverso la separazione delle pecore e dei capri». Sorridete? Non hanno sorriso nè la diocesi di Padova nè quella di Vicenza, obbligate a emanare avvisi e notifiche per allertare il proprio gregge. Basmagi fa preghiere, esorcismi e miracoli in televisione. Invece vogliono meno pubblicità possibile i «Due a due», discedenti spirituali di uno scozzese, William Irvine, di radice protestante che rifiutano di essere chiamati nè con il nome che gli viene attribuito nè con qualsiasi altro nome. «Non costruiscono chiese o cappelle, non ordinano ministri o pastori, non stampano libri nè opuscoli dottrinali». Si affidano alla Bibbia e alla predicazione orale, girando appunto a coppie, mantenuti dalle offerte dei fedeli nelle zone che visitano, e convertono di casa in casa. Sono solo un esempio di un’impressionante frammentazione di fedi, o «sette» dalle sfaccettature imprevedibili. Così abbiamo la Chiesa del Vangelo Quadrangolare (La Spezia, Barletta, Brescia, Torino, Catania e Verona), e le Chiese pentecostali Zaccardiane, che hanno «una posizione di grande riserva nei confronti delle fotografie, ritenute a rischio di violare il divieto biblico delle immagini. Troviamo il Gruppo Evangelico Apostolico che ha come scopo quello di diffondere la «Visione Apostolica» via Internet rivelata durante il «revival gallese» inizio Novecento. L’Italia è poi percorsa da un buon numero di «guaritori indipendenti» che vanno in giro a imporre le mani, così come non siamo privi di chi ci assicura una «copertura di preghiera» contro i demoni, che però sono assistiti da una «copertura di peccato». Sono i gruppi impegnati nella «guerra spirituale», un conflitto vero e proprio, molto personalizzato, perchè la preghiera che funziona contro un demonio può risultare inefficace contro un altro. Mentre suscita dibattito l’uso della «sacra risata», caratteristica di alcuni movimenti pentecostali: «un accesso irrefrenabile di riso talora accompagnato da un successivo "riposo nello spirito", una sorta di breve svenimento». Dopo i cattolici, la presenza unitaria più strutturata nel Paese è data dai Testimoni di Geova, a cui nell’Enciclopedia si riconosce il merito di aver dato il più alto numero di «martiri» religiosi durante il fascismo: su 142 condannati dai tribunali del Regime per motivi religiosi, ben 83 (quasi il 60 per cento) erano TdG. Una presenza ben consolidata, con un bacino di 400mila persone, e ormai quasi secolare. Mentre frutto fresco e tropicale dell’immigrazione africana sono alcuni coloratissimi movimenti, come la «Chiesa di Gesù Cristo sulla Terra per mezzo del profeta Simon Kimbangu», o il «Santo Ordine dei Cherubini e Serafini». Qualche problema ha avuto la chiesa del «Santo Daime», basata sull’uso dell’«ayahuasca», una bevanda rituale brasiliana estratta da un arbusto dai sospetti effetti allucinogeni. «Daime» in lingua originale significa «dammi», e la parola, presente in molti inni della chiesa, è passata infine a caratterizzare la fede. Basata sullo stesso arbusto è l’esplicita Unione del Vegetale; anche se il nome completo è «Centro Spiritista Benefico Unione del Vegetale». Se la curiosità per le sette e movimenti fuori dell’ordinario non poteva mancare, in un’opera che ha come coordinatore Massimo Introvigne, stupisce comunque il passaggio dall’immensamente grande (religioni con centinaia di migliaia di credenti) all’iper-piccolo. Due esempi: un centro zen capitolino frequentato in genere da sette fedeli. Ancora di più: il «Vitanova-Ente ideale universale della vita», costituito con atto notarile, «non conta tecnicamente membri attivi al di fuori del fondatore, e l’opera di propaganda e diffusione delle idee è condotta tramite un periodico trimestrale». Le pagine dell’Enciclopedia sono un caleidoscopio di simboli, revival, visioni e nostalgie; ci si perde fra Esseni e Neo-templari, Satanisti e Dischi Volanti, Druidi e impressionanti-quanto improbabili liste di Maestri risalenti al Tibet di qualche decina di migliaia di anni fa. E si fa qualche scoperta: per esempio, che il mito del Vampiro è nato in Cina

 

Dall’Islam ai Testimoni di Geova, ai Valdesi: oggi il Centro Sudi sulle Nuove Religioni (CESNUR) presenta l’Enciclopedia delle religioni in Italia

di Federica Furino ("Il Giornale del Piemonte", 5 giugno 2001)

Sembrano esserci luoghi di frontiera, dove i percorsi che gli uomini hanno intrapreso alla ricerca del loro Dio, che sembrano incontrarsi per un attimo per poi separarsi di nuovo. Crocicchi ideali, in cui anche le pietre appoggiate sulla terra e i mattoni delle case assistono all’incontro dell’eremita con il profeta che parla alle folle, e dell’asceta immerso nella beatitudine della meditazione con il missionario che cerca Dio nelle sofferenze del mondo. Torino e il Piemonte sono uno di questi luoghi dello spirito.

A regalarci il quadro della capitale subalpina nelle vesti di Babele della fede è Massimo Introvigne, curatore della prima "Enciclopedia delle religioni italiane", che sarà presentata oggi dal Cesnur di Torino, il più grande centro studi sulle nuove religioni d’Europa. Più di mille pagine per offrire la prima radiografia delle professioni di fede nell’Italia contemporanea, un filo di Ariannna nell’immenso labirinto delle diverse maniere di adorare Dio, di cercarlo e di annunciarne la presenza.

Il filo di Introvigne che per ben settanta volte conduce nella terra piemontese, sembra quasi confermare l’esistenza di quel cerchio magico, di cui parlano le leggende, con Torino nel suo centro. La strada religiosa più battuta, inutile sottolinearlo, è quella in cui risuona l’idioma arabo dell’Islam, di quel Corano che accompagna il viaggio degli immigrati magrebini. Accanto a questa passa il pellegrinaggio dei Testimoni di Geova, porta dopo porta, ad annunciare la venuta del regno di Dio, e subito dopo la via valdese. Particolarmente frequentata è poi la via orientale del buddismo, in tutte le sue correnti, da quella tibetana a quella giapponese, e dell’induismo, veicoli ricercati della beatitudine che nasce dalla meditazione e dallo yoga.

Ma è nei sentieri che portano lontano dai percorsi più comuni e condivisi, che ci si trova trasportati nel variopinto caleidoscopio della Babele delle religioni. Ce n’è davvero per tutti i gusti: dai cattolici che ritengono il Papa un eretico, ai gruppi di seguaci del controverso magista Aleister Crowley che praticano riti magici collettivi, dalle adepte della corrente fondamentalista protestante Two-by-Twos che non possono truccarsi, indossare gioielli e guardare la televisione, agli adepti di Lou, che in attesa della venuta del messia devono astenersi dalle pratiche sessuali e dal ricevere cure mediche. Senza dimenticare le donne della Radunanza cristiana evangelica dei Fratelli stretti, di orientamento protestante, costrette ad entrare in Chiesa con il capo coperto da un velo, alle quali è proibito insegnare e addirittura pregare nelle riunioni.

E non mancano neppure casi di profeti in diretto rapporto con la divinità come don Salvatore Paparo di Cintano, in provincia di Torino, che fu depositario di ben due annunciazioni: la prima, durante una gravissima malattia, della venuta dell’Età aurea del cattolicesimo e la seconda, molti anni più tardi, secondo la quale questa età aurea avrebbe coinciso con l’Età della famiglia. I sacerdoti aderenti al suo "Cenacolo familiare", possono quindi sposarsi, anche se costretti a farlo in segreto. Sono noti anche casi di guaritori e taumaturghi miracolosi, primo fra tutti Roberto Casarin - oggi a capo della Chiesa "Anima universale" di Leinì -, che tra gli anni Settanta e Ottanta le cronache dipingevano come nuovo Padre Pio per i fenomeni straordinari di cui era protagonista. Miracoli, visioni, contatti con i defunti che non trovarono l’approvazione della curia torinese la quale, di fatto vietò ogni genere di adunanza che a questi facesse capo.

Il caso che più di tutti quanti testimonia quanto il Piemonte sia davvero terra di frontiera è forse la "Federazione di Damanhur", la "città della luce" nata nel 1976 in Valchiusella a 40 chilometri da Torino, con il suo tempio sotterraneo, sede di una comunità New Age autosufficiente di oltre cento persone dedite ad una vita in comunione con la natura e con i cicli cosmici, ispirata a principi esoterici e spirituali. Si trova invece ad Arborio, in provincia di Vercelli, l’Associazione italiana per la diffusione del Candomblè di Bahia, il diffusissimo culto afro-brasiliano che mescola lo spiritismo al culto dei santi cristiani. Anche gli antichi dèi trovano nuovi seguaci in terra piemontese. A Mombercelli, vicino ad Asti, ha sede infatti la Comunità odinista italiana che aderisce al culto pagano del dio germanico Odino.

Ma chi cerca il mistero rischia di andare deluso. La spiegazione di tutta questa varietà di culti affonda le sue radici nella storia del Piemonte. "La ragione sta nell’estrema tolleranza che il governo risorgimentale piemontese dimostrò nei confronti di tutte le forme di religiosità - spiega Introvigne - Torino poi ha sempre avuto un sostrato di cultura laica ostile al cattolicesimo, che ha permesso una sperimentazione religiosa maggiore, e anche la presenza valdese fu di stimolo per i seguaci di molte fedi a trasferirsi in questi territori".

Tratto da:

http://www.cesnur.org/2001/enc/giornpiemonte050601.htm

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