San nessuno

Qui pro quo vaticani. Il signor Nessuno canonizzato in Messico

Giovanni Paolo II ha fatto santo Juan Diego "Aquila che parla". Che però non è mai esistito. E chi lo dice? L'arcivescovo di curia che s’è occupato del processo

di Sandro Magister 

 

 Proprio mentre il 31 luglio in Messico Giovanni Paolo II canonizzava il 463.mo santo del suo pontificato, dalla Polonia il numero due della congregazione vaticana che si occupa delle canonizzazioni ha detto bel bello che quel santo non è mai esistito.

 Il santo in questione è Juan Diego Cuauhtlatoatzin, Aquila che parla. Vissuto tra il 1474 e il 1548 stando al più antico testo che parla di lui, "El Nican Mopohua", scritto in lingua náhuatl e in caratteri latini, nel 1556, dall’agiografo locale Antonio Valeriano.

 La sua storia è legata all’apparizione della Madonna Coatlaxopeuh, Vincitrice del serpente, termine indigeno poi volgarizzato in Guadalupe. Venerata in quello che è il più frequentato santuario mariano del mondo.

 Giovanni Paolo II ha fatto beato Juan Diego Cuauhtlatoatzin nel 1990, durante il suo secondo viaggio in Messico. O meglio, ne ha «confermato il culto», che già preesisteva di fatto.

 E il 31 luglio 2001 è ritornato al santuario della Madonna di Guadalupe per farlo santo.

 Ma se non è mai esistito?

 Perché proprio questa è l’opinione di alcuni studiosi.

 Ma non soltanto di loro. Ora sappiamo che la pensa così anche il segretario della congregazione vaticana delle cause dei santi, l'arcivescovo Edward Nowak, 62 anni, polacco.

 Mentre il papa suo connazionale affrontava il tour de force del viaggio in Messico proprio per canonizzare Juan Diego ed esaltarne l’esempio di «indio semplice ed umile», lui, Nowak, se ne stava in vacanza in Polonia.

 E da là, in un’intervista telefonica al quotidiano di Roma “Il Tempo”, apparsa il 29 luglio, ha detto testuale:

 «Sull’esistenza di questo santo si sono sempre avuti forti dubbi. Non abbiamo documenti probatori ma solo indizi. [...] Nessuna prova presa singolarmente dimostra che Juan Diego sia esistito».

 Negli anni scorsi, per l’inesistenza di Juan Diego si è ripetutamente pronunciato soprattutto padre Guillermo Schulenburg Prado, per 33 anni rettore della basilica di Guadalupe. Scettico anche sull’apparizione della Madonna, a suo parere inventata dagli spagnoli per conquistarsi la conversione degli indio.

 Ma che per l’inesistenza del nuovo santo ora si schieri pubblicamente anche chi in Vaticano ha sovrinteso al suo processo di canonizzazione, questa sì è una grossa novità.

 Le obiezioni degli storici erano così forti che nel 1998 la congregazione delle cause dei santi impegnò una sua équipe in un’indagine supplementare.

 Nell’agosto del 1999 questa équipe produsse un suo rapporto. Al quale seguì un mese dopo una nuova interpellanza in Vaticano di padre Schulenburg e di altri sostenitori dell’inesistenza del beato Juan Diego.

 Il Vaticano rinviò la canonizzazione di Juan Diego, inizialmente prevista per il 21 maggio 2000.

 Nel novembre 2001 il cardinale di Città del Messico, Norberto Rivera Carrera, annunciò che Giovanni Paolo II stava per firmare il decreto di canonizzazione. Padre Schulenburg e tre altri studiosi tornarono alla carica il 3 dicembre con un altro appello a fermare tutto.

 Il 20 dello stesso mese il papa firmò il decreto. E il 31 luglio 2002 vi ha dato corso.

 Papa locutus causa finita? Macché. A guastare la festa ci si è messo l'arcivescovo Novak. Che ha praticamente accusato Giovanni Paolo II d’aver tirato dritto di testa sua, saltando le conclusioni della congregazione delle cause dei santi che avrebbero suggerito maggiore cautela.

 «In ogni caso – ha concluso Nowak la sua intervista – il fatto che in Messico ci sia un particolare culto alla Madonna è fuori dubbio. Qualcuno deve avergli dato inizio. E questo qualcuno potrebbe essere stato proprio Juan Diego».

 Sunt nomina rerum. Lo si chiami pure Aquila che parla. Ma chi il papa sia andato a canonizzare in Messico proprio resta un mistero.

http://www.espressonline.it/ESW_articolo/0,2393,36373,00.html

  

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