Ministero sanità e sangue

Sangue infetto nelle trasfusioni
condannato il ministero della Sanità

18 giugno 2001
Articolo messo in Rete alle 16:13 ora italiana (14:13 GMT)

ROMA (CNN) -- Il ministero della Sanità è stato condannato dal tribunale civile di Roma come diretto responsabile per l'Aids e l'epatite B o C di cui si sono ammalate centinaia di persone sottoposte a trasfusioni con sangue infetto che ora potranno chiedere un risarcimento.

Lo annuncia l'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo, di cui è presidente l'avvocato Mario Lana. "Centinaia di persone contagiate e i familiari di quelle già decedute - dice il comunicato dell'associazione - potranno ora ottenere il risarcimento da parte del ministero della Sanità".

Si tratta di un nuovo passaggio giudiziario di una vicenda che dura dal 1993, con le denunce di oltre 380 emofiliaci, e che per le lungaggini processuali subìte ha procurato all'Italia una penale di 24 miliardi di lire, sancita dalla Corte europea dei Diritti umani di Strasburgo. Nel '98 il tribunale civile aveva accolto il ricorso presentato da altre 400 persone cinque anni prima, stabilendo che la quantificazione del danno sarebbe stata effettuata in un successivo giudizio. Giudizio che era finora rimasto pendente, mentre circa 180 dei 400 malati sono morti.

Gli emofilici avevano fatto ricorso perché trovavano "risibile", come scriveva allora l'Unione forense dell'avvocato Lana, il risarcimento di un massimo di 150 milioni stabilito dall'apposita legge del '92. Il ministero della Sanità impugnò il procedimento e la Corte d'appello civile ne riconobbe la responsabilità con dei limiti temporali, dato che i test immunologici sul sangue da trasfusione erano stati introdotti in epoche differenti: il test per l'epatite B dal '78, quello per l'Hiv dall'85 e quello per l'epatite C dall'88.

La legge prevede 150 milioni di indennizzo solo come "cifra massima": per averli, bisogna essere morti, mentre si stanziano in media dai 10 ai 15 milioni per chi, pur infettato, continua a vivere. Questa è l'analisi della legge fatta dall'Unione forense due anni fa, quando l'avvocato Lana chiedeva al ministero della Sanità di "adeguarsi a quello che avviene negli altri paesi europei, dove per i casi di morte le somme variano da 500 milioni a un miliardo".

Con il contributo di ANSA

 

 Il tribunale di Roma: la Sanità dovrà risarcire
le famiglie di 351 emofiliaci contagiati negli ospedali


Trasfusioni infette condannato il ministero

(Tratto da La repubblica)

ROMA - Il ministero della Sanità deve pagare. Deve pagare per le 351 persone che negli anni scorsi si sono ammalate di Aids o di epatite B e C a causa di trasfusioni di sangue infetto eseguite negli ospedali italiani. La notizia della condanna del dicastero è stata annunciata oggi dall'Unione forense per i diritti dell'uomo, che aveva assistito i pazienti durante la causa civile davanti al tribunale di Roma.

"Centinaia di persone contagiate e i familiari di quelle già decedute potranno ora ottenere il risarcimento da parte del ministero della Sanità", si legge nella scarna nota dell'Unione forense, che comunque ha annunciato una più dettagliata conferenza stampa.

Non è la prima volta che gli emofiliaci ottengono una condanna del ministero per trasfusioni di sangue infetto. La causa pilota si era infatti chiusa nel 1998, quando il tribunale aveva sancito il diritto ad un indennizzo dei 400 ricorrenti. In quel caso il ministero aveva presentato ricorso in corte d'appello, ottenendo però soltanto una correzione della sentenza. Il risarcimento - avevano sostenuto i giudici - andava sì corrisposto, ma solo a partire dalla data in cui i test immunologici erano stati introdotti: e cioè dal 1978 per l'epatite di tipo B, dal 1985 per la sindrome da virus Hiv (l'Aids) e dal 1988 per l'epatite C. Quel primo processo era durato ben cinque anni. Un tempo troppo lungo come stabilì anche la corte di Strasburgo, che condannò l'Italia a una multa di 24 miliardi di lire.

(18 giugno 2001)

 

Traffico di sangue a rischio:
chiesto il rinvio a giudizio
per Poggiolini e altri ventisei

1 luglio 2000
Articolo messo in Rete alle 11:42 ora italiana (09:42 GMT)

La procura di Trento: il reato è epidemia colposa

TRENTO (CNN) -- La procura della Repubblica di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio di 27 persone, tra le quali l'ex componente del Consiglio superiore di sanità Duilio Poggiolini e gli industriali Guelfo e Paolo Marcucci, per il reato di epidemia colposa. Secondo l'accusa i ventisette avrebbero cooperato per introdurre in Italia plasma non testato proveniente da altri paesi, per destinarlo a trasfusioni e produzione di farmaci cosiddetti emoderivati con il rischio di infettare migliaia di persone di Aids ed epatite virale.

Si sono costituite parte civile 1.340 persone, alcune delle quali effettivamente infettate tra il 1986 e il 1997.

 

Quasi settecentomila litri a rischio epatite e Aids

Il procuratore di Trento Francantonio Granero e i suoi sostituti Bruno Giardina e Paola Passerone ritengono che gli accusati facessero parte di un'ampia rete di persone coinvolte nel mercato dell'importazione illegale di sangue in Italia, che erano riuscite a introdurre sul mercato parallelo ben 670.000 litri di plasma.

Il mercato ufficiale dei farmaci emoderivati è controllato al 40 per cento dal gruppo Marcucci, i cui titolari Guelfo e Paolo sono accusati anche di epidemia dolosa. L'accusa ha chiesto il rinvio a giudizio anche di Duilio Poggiolini, uno dei protagonisti degli scandali della sanità italiana, che è accusato di aver utilizzato il suo ruolo di presidente della Commissione trasfusione sangue. Insieme a loro, compaiono tra i 27 i responsabili della società Copla, specializzata nel trasporto di plasma in Italia, e i sanitari di alcuni centri trasfusionali accusati di aver alterato i documenti ufficiali per consentire l'ingresso nel Paese di sangue di provenienza dubbia.

 

Inchiesta aperta nell'95

Le indagini erano cominciate nel 1995 con il sequestro di un grande quantitativo di plasma da parte della Guardia di finanza nei frigoriferi dei magazzini generali di Padova. La richiesta di rinvio a giudizio rappresenta comunque solo uno stralcio dell'inchiesta, che raggruppa nove differenti fascicoli aperti sul traffico di sangue, compresa un'indagine che era stata aperta a Roma.

La richiesta di mandare sotto processo i Marcucci e Poggiolini riguarda anche un altro reato, l'esportazione di emoderivati ricavati da plasma non testato verso paesi terzi. I pm trentini sostengono che si tratta di almeno otto paesi - Egitto, India, Israele, Romania, Svizzera, Taiwan, Tunisia e Turchia - più, forse, altri Paesi ancora da individuare.

Con il contributo di ANSA

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