Dio contro Dio

 

La Stampa web

 (Del 27/12/2002 Sezione: Cultura Pag. 21)

LA LIBERTÀ RELIGIOSA È GARANTITA DALLE CARTE COSTITUZIONALI E DALLE CONVENZIONI INTERNAZIONALI, MA L´INTOLLERANZA È TUTT´ALTRO CHE SCONFITTA

IL 28 febbraio 1933 Hitler era cancelliere da meno d'un mese. Per gli ebrei doveva ancora scoccare il tempo della stella di David gialla, della confisca dei beni, delle deportazioni, dei forni crematori dove almeno 5.860.000 uomini e donne persero la vita. Ma quel giorno il governo del Terzo Reich stabilì una lista di sette vietate, di movimenti religiosi posti all'indice per proteggere l'integrità del popolo tedesco: vi figuravano i Testimoni di Geova, gli anabattisti, gli avventisti del 7º giorno, gli gnostici, i Baha´i e vari altri. Quel giorno segna l'inizio d'una persecuzione religiosa senza quartiere. E perciò costituisce il presupposto storico da cui nel dopoguerra mosse il rafforzamento della libertà di religione, le garanzie di convivenza tra le diverse fedi disseminate nella Costituzione tedesca così come in tutte le altre carte europee. Garanzie ribadite da numerosi testi e convenzioni internazionali: per esempio dalla Dichiarazione dell'Assemblea generale dell'Onu sull'eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o sulla convinzione (New York, 25 novembre 1981). Anche perché il fenomeno religioso tocca l'esistenza di non poche persone: secondo stime approssimative, si calcola che i cristiani siano all'incirca 2 miliardi, pari al 33% della popolazione mondiale; gli aderenti all'Islam 1 miliardo e 300 milioni (22%); gli induisti 900 milioni (15%); i buddisti 360 milioni (6%). Ma l'intolleranza religiosa è tutt'altro che sconfitta. In Georgia, nel 2000, i 13.000 Testimoni di Geova presenti nel paese hanno subito molteplici aggressioni a opera dei sostenitori di un ex prete ortodosso, Basil Mkalavishvili, spesso con la complicità della polizia locale e con l'avallo della Corte Suprema, che il 22 febbraio 2001 ha deciso di confermare lo scioglimento delle due uniche organizzazioni di Testimoni di Geova in possesso della registrazione. Sempre nel 2000 in Grecia 14 persone sono state processate (e in qualche caso condannate a pene detentive) per aver esercitato il proprio culto senza una licenza da parte dello Stato. Dopo il riaccendersi dell'Intifada in Palestina (settembre 2000), ogni angolo d'Europa è stato attraversato da pulsioni antisemite: in Belgio, in Inghilterra, ma soprattutto in Francia, dove vivono 600.000 ebrei, e dove in poco più d'un anno (sino al febbraio 2002) si sono registrati 400 attentati alle cose e alle persone, compreso l'incendio della sinagoga di Marsiglia e il pestaggio di 14 calciatori dilettanti del Maccabi, squadra affiliata a un'associazione ebraica. L'evento chiave tuttavia è l'11 settembre 2001, l'attentato alle Twin Towers che ha aperto in tutto l´Occidente la caccia al musulmano: soltanto negli Stati Uniti - secondo l'American Religious Identification Survey 2001 - il loro numero è di almeno 2 milioni, di cui il 24% abita a New York. Già in precedenza, del resto, non erano mancate affatto le frizioni, le occasioni di conflitto tra noi e loro. Valga per tutti il caso divampato a Lodi, in seguito alla decisione del Comune d'innalzarvi una moschea: un caso che in Italia si è guadagnato la ribalta nazionale dopo il corteo organizzato dalla Lega (il 14 ottobre 2000), con un variopinto corredo di minacce e di slogan razzisti. Con sprezzo della tolleranza, ma a ben vedere anche della logica: giacché, se i musulmani che vivono tra noi avranno modo di praticare apertamente il loro culto, si sentiranno a casa propria e assumeranno quindi un atteggiamento più amichevole verso l'Italia e gli italiani. Sennonché l'esperienza insegna che logica e politica non vanno quasi mai d'accordo. E soprattutto ci mostra la diffidenza, se non l'aperta ostilità, praticata dai poteri pubblici e privati non soltanto verso religioni secolari, ma forse ancor di più verso le nuove. Valga per tutti il caso di Scientology. Fondata nel 1954 da L. Ron Hubbard, con sede a Los Angeles, si è rapidamente propagata in tutto il mondo, conquistando (secondo la cifra dichiarata dalla stessa organizzazione religiosa) oltre 8 milioni di seguaci, fra cui le star di Hollywood John Travolta, Tom Cruise e Nicole Kidman. Eppure in Inghilterra e nel Galles le è stato negato lo status di istituzione benefica; in Italia la Cassazione l'ha definita «religione a pagamento», stabilendo che va perciò tassata ; in Grecia la magistratura ha chiuso la sezione ateniese; in Germania agli scientologisti è proibito assumere impieghi pubblici o candidarsi alle elezioni; in Francia una commissione parlamentare ne ha denunziato la pericolosità sociale. Naturalmente può ben darsi che alcune pratiche religiose violino questo o quel diritto umano, nei termini in cui il mondo occidentale l'ha codificato. Per i suoi detrattori è appunto tale la colpa di Scientology, accusata di plagiare i propri adepti. Gli esempi, d'altronde, sono innumerevoli. Fra i più noti, l'infibulazione praticata su bambine arabe e africane anche in Europa (2 milioni di casi l'anno, secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ): trattandosi d'una mutilazione genitale, i nostri ordinamenti hanno avuto gioco facile a criminalizzarla, con pene varianti da 2 anni di carcere in Svezia a 5 anni in Inghilterra. E tuttavia anche qui, anche quando l'intervento delle corti mira a difendere l'integrità fisica delle persone, vi s'allunga l'ombra del colonialismo culturale, che divide il mondo fra «noi» e «loro», e a loro - i bruti, i selvaggi, gli incivili - pretende d'imporre con la forza i nostri valori superiori . Perché, ad esempio, condanne analoghe quasi mai colpiscono i casi di circoncisione? Forse perché la circoncisione viene tradizionalmente praticata dagli ebrei, e la cultura ebraica è parte di quella occidentale. E perché nessun tribunale tiene conto del fatto che in questo i in quel diritto umano, nei termini in cui il mondo occidentale l'ha codificato. Per i suoi detrattori è appunto tale la colpa di Scientology, accusata di plagiare i propri adepti. Gli esempi, d'altronde, sono innumerevoli. Fra i più noti, l'infibulazione praticata su bambine arabe e africane anche in Europa (2 milioni di casi l'anno, secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ): trattandosi d'una mutilazione genitale, i nostri ordinamenti hanno avuto gioco facile a criminalizzarla, con pene varianti da 2 anni di carcere in Svezia a 5 anni in Inghilterra. E tuttavia anche qui, anche quando l'intervento delle corti mira a difendere l'integrità fisica delle persone, vi s'allunga l'ombra del colonialismo culturale, che divide il mondo fra «noi» e «loro», e a loro - i bruti, i selvaggi, gli incivili - pretende d'imporre con la forza i nostri valori superiori . Perché, ad esempio, condanne analoghe quasi mai colpiscono i casi di circoncisione? Forse perché la circoncisione viene tradizionalmente praticata dagli ebrei, e la cultura ebraica è parte di quella occidentale. E perché nessun tribunale tiene conto del fatto che in questo caso l'immigrato non sa di commettere un reato, non parla la nostra lingua, non conosce i nostri codici penali? Lui, dopotutto, lo fa per il bene della sua presunta vittima: sa soltanto che sua figlia non troverà marito senza sottoporsi a questa operazione rituale, e verrà quindi isolata dalla propria comunità d'origine. Eppure situazioni analoghe danno luogo a una casistica nutrita, che si risolve in altrettante interferenze sugli usi religiosi, anche quando non ci sono menomazioni fisiche da scongiurare o da punire. Negli Stati Uniti e in Canada vigono antiche esenzioni per alcune comunità (come gli amish, i mennoniti, i doukhobour, gli hutteriti e altre sette cristiane) che rifiutano l'istruzione obbligatoria dei loro bambini, allo scopo d'impedirne l'omologazione culturale; però un diritto analogo è stato negato ai gruppi di recente immigrazione, e ciò dimostra che ogni conquista di libertà è sempre revocabile, ed è sempre più spesso revocata. Così come non hanno trovato quasi mai soddisfazione le richieste tendenti a rimuovere situazioni di svantaggio provocate da leggi falsamente neutrali: quella degli ebrei e dei musulmani in Gran Bretagna, che chiedono d'essere esentati dalla chiusura domenicale degli esercizi pubblici e dalle norme sulla macellazione degli animali; quella degli uomini sikh, che non possono arruolarsi nella polizia canadese senza violare il precetto religioso che impone d'indossare il turbante; quella degli immigrati islamici, che vorrebbero usare le norme sul ricongiungimento familiare per farsi raggiungere in Europa dalla seconda o dalla terza moglie; quella degli ebrei ortodossi americani, che hanno cercato invano d'ottenere il diritto di portare lo yarmulka durante il servizio militare. Ancora: i paesi occidentali negano ogni valore legale al divorzio talaq, in uso nel mondo musulmano, dove il marito può ripudiare unilateralmente la moglie. In Francia, dopo una vicenda cominciata nell'ottobre 1989 (con l'espulsione da un liceo di alcune alunne musulmane che indossavano il chador) e successivamente punteggiata da polemiche pubbliche e alterne decisioni giudiziarie, rimane nella discrezionalità delle singole scuole permettere o vietare il velo islamico: e i divieti sono assai frequenti. Nel 1990 la Corte suprema nordamericana ha rifiutato ad alcune tribù indigene dell'Oregon il diritto d'usare peyote in una loro cerimonia religiosa, benché nella fattispecie si trattasse di un'antica tradizione di quei popoli. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Sta di fatto che il pericolo più grave per i culti forse oggi non proviene dal potere temporale: viene dagli altri culti. L'intolleranza è un'idra a due teste, l'una girata verso la società civile l'altra verso quella religiosa, e cova nelle piccole come nelle grandi religioni. I pueblo, una tribù indiana degli Stati Uniti, negano ad esempio le agevolazioni per la casa ai membri della comunità che non si sono convertiti al protestantesimo. Gli islamici, al pari dei cattolici, reclamano leggi contro la bestemmia, nonostante il carattere laico degli Stati occidentali. Tale la richiesta di alcuni leader musulmani in Gran Bretagna, dopo la vicenda di Salman Rushdie, il celebre scrittore accusato di apostasia; tale la campagna di stampa dell'Osservatore Romano (ottobre 2000) per ottenere l'oscuramento di un sito web dove si bestemmiava la Madonna. «Dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato», cantava Fabrizio De André mettendo in musica un personaggio dell'Antologia di Spoon River. Non sempre è così, naturalmente; tuttavia il reato di bestemmia contro isimboli della «religione dello Stato» (i santi) è stato espulso dai nostri codici penali nel 1995, dopo una sentenza del tribunale costituzionale pronunziata in nome del principio d'eguaglianza tra le confessioni religiose. Ed è superfluo aggiungere che ripristinarlo equivarrebbe a fare un bel passo indietro. Ciò non toglie che per gli ordinamenti occidentali non tutti i culti sono uguali: ci sono i figli, e ci sono i figliastri. Negli Stati Uniti e in Canada le minoranze religiose occupano meno d'un terzo dei seggi che gli spetterebbero in base al loro peso demografico. Il principio di laicità è spesso più affermato che coerentemente praticato; o meglio vale per i deboli, non già per la religione dominante. Così, paesi come l'Italia o la Baviera espongono il crocifisso nelle aule scolastiche, negli ospedali, nei luoghi pubblici, nonostante il multiculturalismo delle loro società, e nonostante le polemiche ciclicamente sollevate contro la normativa che ne impone l'affissione. Per restare nell'ambito scolastico, basti pensare che l'ora di religione in Italia ha costretto lo Stato a interventi sempre più massicci: e infatti in oltre mezzo secolo (dal 1929 al 1985) la materia è stata regolata da 3 leggi, 7 circolari ministeriali e una sentenza del Consiglio di Stato; viceversa dal 1986 al 31 marzo 2002 si sono avvicendate 19 leggi, 167 circolari ministeriali, almeno 80 sentenze dei tribunali amministrativi regionali, 25 decisioni del Consiglio di Stato e 7 della Corte costituzionale. Sempre in Italia, il governo ha stipulato varie intese con i culti diffusi nel territorio dello Stato, applicando l'art. 8 della Costituzione: norma laica e liberale, che intende garantire attraverso questa procedura l'autonomia di ogni confessione religiosa e il suo rispetto da parte degli apparati pubblici. Ma il risultato è stato l'appiattimento di ogni religione sugli standard già riconosciuti alla Chiesa cattolica attraverso il Concordato, a scapito delle rispettive identità; e così per esempio l'intesa siglata il 20 ottobre 1999 con l'Unione Buddhista Italiana usa il termine «ministro di culto», tipico del linguaggio cattolico e però del tutto estraneo alla tradizione filosofica buddhista. Insomma: l'intolleranza religiosa, che in questo primo scorcio di millennio attecchisce in vasti strati della società civile, in quella politica si traduce in discriminazione, o quantomeno nella pretesa d'omologare alla religione dominante quelle di più recente insediamento. Non è proprio uno scenario edificante. micheleainis@tin.it

Michele Ainis

http://www.lastampa.it/search/AlbiCerca/risultato.asp?IDarticolo=709972&testo=

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